Indice
Nascita del cinema
I primi film
Cinema classico
Cinema moderno
Cinema digitale

IL CINEMA DIGITALE

Sino ad alcuni anni fa, cinema e televisione erano due media diversi: al cinema interessava la qualità della pellicola e sulla visione dei film in apposite sale dove la proiezione avveniva al buio; la televisione rappresentava quello che accadeva al momento, pur se la qualità e la definizione delle immagini erano appena sufficienti per una visione su uno schermo domestico. Lo sviluppo dell'elettronica ha cambiato questo rapporto.

Nel cinema tradizionale, l’informazione dell'immagine è ottenuta per mezzo di una emulsione fotosensibile, la quale è una sospensione di piccoli cristalli di alogenuri d'argento (sali assai sensibili all'effetto della luce) dispersi in una matrice di gelatina fissata ad un supporto solido.

Nel cinema digitale, invece, l'informazione è raccolta da una cifra, per esempio, al numero "0" corrisponde il bianco, ed al numero "1" il nero. In questo modo, scomponendo un'immagine in punti, è possibile trasformarla in una sequenza numerica.

La registrazione e riproduzione digitale delle immagini comporta due problemi: il primo riguarda la raccolta di tutte le informazioni necessarie per comporre l'immagine; il secondo attiene alla gestione di queste informazioni, compito che compete al dispositivo incaricato di trasformare le sequenze numeriche in unità visibili. Ogni singola unità visibile, si chiama pixel.

Secondo alcuni studi, la risoluzione massima di una pellicola negativa 35 mm è pari a 6 milioni di pixel.

Un'immagine digitale, dovrebbe essere composta da 4 milioni di pixel. Ma la qualità di un'immagine è data anche da altri fattori, come il contrasto, la luminosità, il numero di colori e la gamma dinamica. Il cinema digitale per eguagliare e superare il cinema chimico ha bisogno di dispositivi di immagazzinamento dati di grande capienza; e deve disporre di matrici che non abbiamo meno di due milioni di pixel.

La registrazione della enorme massa di informazioni contenuta in un film di circa due ore non costituisce più un problema, grazie alla capienza dei moderni hard disk e di supporti ottici come il Dvd. Per quanto riguarda la proiezione, v'è da notare, che l'altissima risoluzione del negativo originale viene perduta durante i vari passaggi, affinchè la risoluzione della copia da stampa non supera i due milioni di pixel. Con queste premesse gli attuali videoproiettori con tecnologia Digital Light Processing dovrebbero poter reggere il confronto con la proiezione meccanica della pellicola 35 mm. I più sofisticati videoproiettori utilizzano tre microchip per il controllo dell'immagine.

All'interno di ogni microchip sono montati dei microspecchi, macchine che utilizzano matrici con una risoluzione di 2.073.600 pixel, capaci di oscillare indipendentemente, così da riflettere i tre colori primari della luce (verde, rosso e blu) e formare sul grande schermo le immagini cinematografiche. Durante la proiezione vengono offerte allo spettatore 24 immagini per secondo. Nella proiezione digitale ogni informazione dell'immagine ha una posizione costante, essendo generata sempre dallo stesso pixel, il quale cambia continuamente il suo stato. Nell'immagine chimica, invece, la disposizione dei singoli cristalli di alogenuri di argento è casuale, sì che le informazioni che si succedono al ritmo di 24 per secondo non hanno una posizione costante. Dunque il confronto tra le due forme di acquisizione delle immagini è molto complesso e non valutabile solo in termini di risoluzione pura.

Anche i proiettori meccanici continuano ad essere oggetto di miglioramenti utili all'aumento del contrasto e della definizione.

Non appare così vicino il giorno in cui tutti i film siano girati e proiettati con tecniche digitali. Per ora i due sistemi sembrano ben collaborare, considerato che l'elaborazione digitale delle immagini viene adoperata in tutta la fase intermedia tra l'impressione del negativo e la stampa del positivo da proiezione. Questa è l'attuale lavorazione tipica di un film:

sul set si provvede alla ripresa delle immagini per mezzo di una cinepresa tradizionale;

1. il trasferimento del materiale girato tramite telecinema dei giornalieri avviene come per il procedimento tradizionale;

2. i negativi originali delle scene scelte vengono scanditi ad alta definizione, per poi essere subito archiviati e conservati;

3. tutto il processo di finalizzazione avviene per mezzo di appositi computer dotati di grande potenza di calcolo;

4. la sequenza di file risultante viene trasferita su un unico negativo tramite una film recorder;

5. il negativo viene impiegato per ottenere gli interpositivi ed internegativi necessari per la produzione in serie delle copie per proiezione.

Questo sistema potrebbe consentire di ottenere una copia da proiezione con una risoluzione pari a quella del negativo originale.

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