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Le origini

 L’uso dei metalli per la produzione degli oggetti più diversi risale agli albori della civiltà. All’inizio dell’era cristiana, la lavorazione dei metalli maggiormente diffusi vantava già una lunghissima tradizione, inaugurata migliaia di anni prima con la lavorazione del rame. Fin dall’epoca delle grandi civiltà del Medio Oriente era inoltre adottata la distinzione tra metalli preziosi e non preziosi, nota anche nell’Europa preistorica.

L’oro e l’argento furono in un primo tempo impiegati per usi religiosi, nella produzione di oggetti destinati ai templi o di gioielli e accessori cerimoniali per figure semidivine. In seguito essi trovarono impiego nella realizzazione di ornamenti personali, armi, attrezzature varie, specchi, sostegni per lampade, sedie, letti. All’inizio del VII secolo a.C. oro e argento furono infine usati per il conio delle prime monete, in Asia Minore; da queste regioni le monete si diffusero ben presto in tutto il Medio Oriente e in Grecia, diventando oggetti ambiti non solo per il loro valore, ma anche per la loro bellezza. Vedi anche Numismatica.

Il bronzo e il ferro erano e sono tuttora apprezzati in primo luogo per la loro resistenza, che li rende adatti alla fabbricazione di armi e utensili, mentre rame, stagno e piombo, grazie alla loro particolare malleabilità, furono utilizzati fin dalle epoche più remote soprattutto per la produzione di piccoli oggetti, contenitori e rinforzi di strutture lignee.

Tra il IV e il III millennio a.C. si scoprì inoltre la possibilità di mescolare, o “legare”, i metalli in quantità e combinazioni differenti. Risale a quell’epoca infatti la scoperta che dall’unione di stagno e rame si ottiene il bronzo, mentre da quella di piombo e stagno si ottiene il peltro.

 

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